Addio all'ex giudice Corrado Carnevale: era stato ribattezzato l'ammazza-sentenze
Addio all'ex giudice Corrado Carnevale: era stato ribattezzato l'ammazza-sentenze Photo Credit: Ansafoto/Wikipedia
05 febbraio 2026, ore 07:00
Tra i verdetti annullati quello sui mandanti dell'omicidio di Chinnici e quello per la strage di piazza Fontana. Venerdì, a Roma, i funerali
Per quasi un decennio, alla guida della prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, ha esercitato un'influenza senza precedenti sul giudizio di legittimità, incidendo in modo determinante sull'esito di centinaia di processi che riguardavano mafia, terrorismo, criminalità organizzata e grandi delitti politici. È in quegli anni che la stampa gli affibbiò un soprannome destinato a diventare marchio indelebile: "il giudice ammazzasentenze". Un'etichetta che Carnevale ha sempre respinto, rivendicando fino all'ultimo una concezione rigorosa, formalista e garantista del diritto.
Enfant prodige della magistratura
Nato a Licata, in provincia di Agrigento, il 9 maggio 1930, Corrado Carnevale si laurea in giurisprudenza all'Università di Palermo a soli 21 anni, con il massimo dei voti e un anno di anticipo. Partecipa immediatamente al concorso in magistratura e lo vince classificandosi primo. Negli anni successivi scala i vertici del sistema giuridico e il 1° dicembre 1985, a 55 anni, diventa presidente di sezione della Corte suprema: il più giovane nella storia dell'istituzione. Un'ascesa che ne fa uno dei magistrati più influenti del Paese.
Discusse sentenze di annullamento e scontro aperto con il pool Antimafia di Palermo
Sono tanti i verdetti contestati da Carnevale che li smonta e li rende nulli: tra questi gli ergastoli inflitti ai fratelli Michele e Salvatore Greco per l'omicidio del giudice Rocco Chinnici; vengono cancellate le condanne per la strage dell'Italicus; rinviate a nuovo giudizio parti centrali dell'inchiesta Pizza Connection, che coinvolgeva Gaetano Badalamenti e il traffico internazionale di droga tra Sicilia e Stati Uniti; azzerate decine di condanne nei confronti della banda della Magliana; annullati i mandati di cattura contro esponenti di primo piano della camorra e della 'ndrangheta, come Giuseppe Misso, Giuseppe Lo Giudice, esponenti dei clan Piromalli e Santapaola. Nel 1987 annulla per tre volte l'ergastolo inflitto al mafioso Santo Barranca per l'omicidio del maresciallo dei carabinieri Vito Ievolella; nello stesso anno rinvia a nuovo giudizio gli ergastoli inflitti ai presunti killer del capitano Emanuele Basile; nel 1988 azzera 19 ergastoli nel grande processo alla 'ndrangheta reggina per vizi nella composizione del collegio giudicante. Nel 1991 e 1992 arrivano altri annullamenti clamorosi: provvedimenti cautelari revocati a carico di boss come Francesco Schiavone detto Sandokan, custodie annullate nei confronti di esponenti dei clan Moccia e Magliulo, ergastoli cancellati in processi di mafia calabrese e siciliana. Una sequenza che costruisce la sua fama e accende un sospetto sempre più diffuso: che l'applicazione rigorosa del formalismo giuridico finisca per smontare, pezzo dopo pezzo, l'impianto giudiziario costruito nei processi di merito. Carnevale contesta apertamente il teorema dell'organizzazione unitaria di Cosa nostra. Nei suoi provvedimenti nega valore probatorio alla Commissione interprovinciale e mette in dubbio l'attendibilità di Tommaso Buscetta, il pentito che aveva descritto la mafia come una piramide con una cupola di comando. Per Carnevale, la mafia non è un organismo unitario ma una sommatoria di bande.
Il 'metodo' e il garantismo sempre e comunque di Carnevale minacciano il maxi processo di Palermo
L'11 febbraio 1991 rappresenta il punto di massima tensione. La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Carnevale, dispone la scarcerazione di 43 imputati del maxiprocesso di Palermo, quaranta dei quali boss mafiosi, per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Tra loro Michele Greco. La decisione provoca uno shock nell'opinione pubblica. Giovanni Falcone studia una contromossa e il ministro della Giustizia Claudio Martelli ordina di riportare i boss in carcere dopo appena cinque giorni. I mafiosi parlano con rabbia di "mandato di cattura del governo". Dal 1993 Corrado Carnevale entra nel mirino delle procure. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia - da Gaspare Mutolo a Salvatore Cancemi - lo dipingono come un magistrato "avvicinabile", inserito in un circuito di aggiustamenti che coinvolgerebbe esponenti politici e vertici mafiosi. Viene sospeso dalle funzioni e dallo stipendio.
Condannato nel 2001 e assolto nel 2007
Nel 2001 arriva la condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa: sei anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici. È uno dei momenti più drammatici della storia della magistratura italiana. L'assoluzione passa quasi inosservata rispetto alla condanna. Carnevale tornerà in servizio solo nel 2007, alla sezione civile della Cassazione, dopo un lungo braccio di ferro con il Csm e il Consiglio di Stato. Andrà in pensione nel 2013, a 83 anni. Carnevale non ritirerà mai una parola. Ammetterà il proprio risentimento verso Falcone anche dopo la sua morte. In intercettazioni lo definirà "cretino", "faccia da caciocavallo", "incapace". Nel 2022, a trent'anni dalla strage di Capaci, dirà di essere orgoglioso del proprio operato: "Rifarei tutto".Alla domanda che gli fecero una volta - "quante sentenze ha ammazzato, presidente?" - rispose con una frase destinata a restare: "Per ammazzare qualcosa, bisogna che quel qualcosa sia vivo".



